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10 dicembre 2009


Gruppoanalisi a Villa dei Fiori

A Villa dei Fiori viene svolto con cadenza settimanale un gruppo terapeutico ad orientamento gruppoanalitico.

Il gruppo, omogeneo per diagnosi, viene rivolto ai pazienti affetti da psicosi cronica ed è della durata di circa un’ ora.

Tramite il gruppo analitico i suoi partecipanti riescono ad intravedere, nel tempo, nuove modalità di "lettura" della realtà poiché il gruppo terapeutico promuove la ricerca di nuovi codici di accesso alla realtà sociale e individuale.

La terapia di gruppo con questo tipo di pazienti è da considerare all’interno di una prospettiva di “riabilitazione” più che di “cura”.

I temi che i pazienti portano durante le sedute riguardano, per lo più, la loro patologia ed il bisogno di accudimento, quest’ultimo in relazione alla mancanza delle figure di riferimento.

Nello svolgimento di un gruppo terapeutico con pazienti psicotici la dimensione istituzionale assume una necessaria importanza, in quanto assolve la funzione di contenitore e di sostegno materno. Il paziente ha bisogno di “appoggiarsi” sull’equipe di riferimento nei momenti di crisi dell’iter terapeutico e inoltre, la situazione istituzionale, lo protegge dalle pressioni del contesto sociale.


13 luglio 2009


LA CURA DEI DISTURBI DEL COMPORTAMENTO ALIMENTARE A VILLA DEI FIORI: ALCUNI DATI STATISTICI

di Davide Allegretti

Da alcuni mesi la Casa di Cura Villa dei Fiori, nell’ambito delle patologie di doppia diagnosi, ha attivato un servizio di quattro posti letto per la cura dei DCA (disturbi del comportamento alimentare) come anoressia, bulimia, binge eating.

Dall’inizio del progetto si sono erogate ben 445 giornate di degenza con una permanenza media per paziente di 34 giorni.




“I risultati ottenuti sono molto lusinghieri se si tiene presente che la nostra Casa di Cura non era conosciuta per la cura di questa particolare patologia”, afferma il direttore della struttura Rinaldo Mazzetti.

“Inoltre è stato raggiunto uno dei nostri obiettivi a breve e lungo termine, continua il Direttore, quello di non avere nessuna dimissione anticipata da parte dell’ospite rispetto al periodo stabilito dal medico, molto frequenti in queste patologie. Ciò significa che i metodi e le attenzioni applicate risultano fondamentali per il decorso della malattia anche grazie all’applicazione del Metodo Maudsley, riconosciuto come il migliore a livello internazionale”, metodo che Villa dei Fiori è stata tra i primi ad introdurre in Italia.

Per ulteriori informazioni si invita a contattare l’ufficio Sio della struttura al n. 06 30608210 oppure la dott.ssa Angela Maria De Marco al numero: 338 53 91 621


23 giugno 2009


IL 18% DEGLI ITALIANI HA SOFFERTO DI MALATTIE MENTALI E IL 10% DI DEPRESSIONE

I risultati dello studio Stigma sono stati presentati al Sanit

Il 18% della popolazione ha sofferto di una malattia mentale nel corso della vita e il 7,3% nell'ultimo anno. E' quanto emerge dallo studio 'Stigma, depressione e altre patologie psichiatriche' realizzato da Antonio Tundo, della commissione Salute del dipartimento Pari opportunita' della presidenza del Consiglio, e presentato ieri mattina al VI Forum internazionale della Salute (Sanit). In particolare dall'indagine risulta che e' la depressione ad essere la patologia piu' comune, con il 10% di persone che ne ha sofferto nel corso della vita e il 3% nell'ultimo anno mentre il 53% degli italiani, 26 milioni di persone, hanno avuto contatto diretto con persone che hanno sofferto di ansia e depressione. Il fenomeno, risulta piu' diffuso tra le donne e tra coloro che vivono nelle regioni del Sud o sulle isole. Piu' in generale si stima che i costi sociali per le malattie mentali in Europa ammontino a 240 miliardi di euro e che il 44% di questa spesa sia attribuibile alla sola depressione. Tali cifre sono pari a quelle sostenute per curare il cancro o per le patologie cardiovascolari.

Da sanitànews.it


4 giugno 2009


SCOPERTA L’ASSOCIAZIONE FRA LA SCHIZOFRENIA E IL FLUSSO DI POTASSIO

E’ stata identificata una variante di un canale di potassio che interessa i pazienti affetti da schizofrenia. Ad annunciarlo e' stato un gruppo internazionale di ricercatori in uno studio pubblicato sulla rivista Nature Medicine e riportato dal notiziario europeo Cordis. I risultati mostrano come l'espressione di una forma di canale di potassio prima sconosciuta e' 2,5 volte maggiore del normale nel centro della memoria del cervello delle persone che soffrono di un disturbo psicotico ed e' connessa a un punto cruciale della variazione genetica. Queste scoperte potrebbero offrire un nuovo obiettivo terapeutico per combattere la schizofrenia. In questo studio, scienziati provenienti da importanti istituti di ricerca europei e dai National Institutes of Health (NIH) negli Stati Uniti, hanno identificato - analizzando dati di centinaia di famiglie - un nuovo potenziale gene che indica una predisposizione alla schizofrenia, chiamato 'KCNH2'. I ricercatori hanno scoperto che inibire selettivamente questo gene potrebbe regolare l'attivita' cerebrale disordinata nei pazienti affetti da schizofrenia, senza provocare gli effetti collaterali cardiaci che si presentano normalmente con i farmaci antipsicotici disponibili sul mercato.

Da: Sanità News


21 maggio 2009


Infezioni del sistema nervoso centrale durante l’infanzia e rischio di successivi disturbi psicotici

Le infezioni durante le prime fasi della vita potrebbero avere un ruolo nell’eziologia della schizofrenia. La maggior parte degli studi sull’argomento è stata incentrata sulla vita fetale e pochi hanno esplorato il rischio associato a infezioni durante l’infanzia con risultati non-omogenei.

È stato dunque condotto uno studio clinico con l’obiettivo di verificare se esiste un aumento del rischio di schizofrenia e di altre psicosi non-affettive associate a infezioni batteriche o virali al sistema nervoso centrale (CNS) durante l’infanzia e, in caso di risposta affermativa, di stabilire quali siano gli specifici agenti coinvolti.

Lo studio di coorte ha riguardato 1,2 milioni di svedesi nati tra il 1973 e il 1985, seguiti utilizzando i registri nazionali svedesi per reperire i dati sui ricoveri ospedalieri dovuti a infezioni del CNS tra gli 0 e i 12 anni (infezioni batteriche: n=2.435; virali: n=6.55 ) e sulle malattie psicotiche non-affettive a partire dai 14 anni di età (n=2.269).

È stato osservato un lieve aumento del rischio di schizofrenia e disturbi psicotici non-affettivi, associato a infezioni virali del sistema nervoso centrale. Non ci sono prove di un aumento del rischio in relazione a infezioni batteriche.

In un’analisi degli specifici agenti infettivi, il virus della parotite e il citomegalovirus sono risultati associati a successive psicosi.

In conclusione, gravi infezioni virali del sistema nervoso centrale nell’infanzia sembrano essere associate a un successivo sviluppo di schizofrenia e di psicosi non-affettiva.
L’associazione con specifici virus fa pensare che il rischio sia legato ad agenti con la propensione a invadere il parenchima cerebrale. (Xagena2008)

Da Infezioni del sistema nervoso centrale durante l’infanzia e rischio di successivi disturbi psicotici


27 aprile 2009


Lazio/ 1% ricoverati per emergenze psichiatriche tra 14 e 17 anni

A Roma reparto di degenza pensato appositamente per adolescenti

L'1% delle persone ricoverate per emergenze psichiatriche in Lazio ha tra i 14 e i 17 anni, con una concentrazione maggiore dei casi a partire dai 12 anni. Per fare fronte a questa emergenza, su proposta del vicepresidente della regione Esterino Montino, la Giunta della Regione Lazio ha approvato il Piano strategico per le emergenze psichiatriche in età evolutiva nel territorio regionale. Il programma, primo nel suo genere in Italia, riguarda in particolare il modello d'intervento per i ricoveri d'urgenza per motivi psichiatrici dei giovani della fascia adolescenziale e preadolescenziale, dai 12 ai 17 anni. Il centro per il ricovero dei minori in situazione di emergenza psichiatrica, sarà presto individuato in una struttura ospedaliera nell'area metropolitana di Roma dotata di Dea di I o di II livello. (...) "Finalmente è stato predisposto un modello di intervento, che prevede l'accoglienza dei ragazzi in emergenza per motivi psichiatrici in un reparto di degenza appositamente pensato per loro - spiega Montino - La presenza di un'equipe medica che includerà sempre personale specializzato nella presa in carico dei minori garantirà l'adeguato approccio con i ragazzi e l'appropriato collegamento con i servizi territoriali dove avviare o proseguire il percorso terapeutico".(…). Attualmente i giovanissimi con diagnosi psichiatrica ricoverati d'urgenza vengono impropriamente inviati alle degenze ordinarie di pediatria o nei reparti per maggiorenni, compresi quelli dei psichiatrici per adulti. Situazioni che andrebbero sempre evitate per l'esposizione a potenziali traumi nei quali la tutela e i bisogni di cura dei minori trovano risposte spesso non adeguate. Nel Lazio in tutto il 2007, su 131.947 dimissioni di minori da reparti di degenza per acuti (tutte le specialità) 1.107 avevano una diagnosi principale psichiatrica pari allo 0,8%. (...) La distribuzione per classi di età di queste dimissioni, evidenzia che 374 di queste, cioè circa un terzo, è prodotto da minori con età compresa fra 14 e 17 anni (18 anni non compiuti). Di questi, il 17,9% proviene da reparti psichiatrici, il 39,3% da reparti di Neuropsichiatria Infantile, il 42,8% da altri reparti. I reparti psichiatrici pubblici per acuti (SPDC) sono situati presso ospedali dotati di DEA di I o II livello, e di norma possono ricoverare esclusivamente maggiorenni. Peraltro, presso tali reparti nel 2007 hanno avuto luogo 70 dimissioni di minori, la cui età era per il 95,7% compresa fra 14 e 17 anni. Se ora concentriamo l'attenzione sulle 67 dimissioni di adolescenti da reparti psichiatrici (età 14-17 anni), possiamo verificare che sono state prodotte da 46 soggetti: di questi in effetti oltre un quarto (26,1%) ha ripetuto almeno una volta il ricovero presso reparti con questa tipologia.

di Apcom


15 aprile 2009


 Persone anziane con demenza: la cura della depressione potrebbe avere implicazioni nella prevenzione dell’ictus

Da xagena.it

La depressione potrebbe aumentare il rischio di ictus. Tuttavia, pochi studi hanno valutato se la depressione aumenta il rischio di ictus nelle persone molto anziane e che soffrono di demenza.

Un gruppo di ricercatori ha condotto uno studio per esaminare la relazione tra depressione nei pazienti 85enni e l’incidenza a tre anni di un primo episodio di ictus.

Un campione rappresentativo di 494 persone di 85 anni (147 affetti da demenza e 347 non affetti) a Goeteborg, in Svezia, è stato sottoposto a visite psichiatriche e a interviste.

La diagnosi di depressione e demenza è stata formulata in accordo ai parametri del Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, terza revisione.

Il periodo osservazionale è stato di 3 anni.

Le informazioni relative all’ictus sono state ottenute dallo Swedish Hospital Discharge Register, dai certificati di morte e da segnalazioni da parte dei pazienti.
I soggetti con storia di ictus al basale (n = 93) sono stati esclusi dallo studio di incidenza.

La prevalenza di depressione all’età di 85 anni è stata del 19%.

La depressione al basale (hazard ratio, HR=2.7; P=0.0006) e la pressione sanguigna sistolica (HR=1.014 per 1 mmHg; P=0.019 ) sono risultate correlate a un incremento dell’incidenza di primo evento ictale durante il periodo di osservazione.

La depressione ha aumentato il rischio di ictus sia nei pazienti con demenza che in quelli senza.

Tra i sintomi della depressione, solo l’umore depresso è risultato predittore indipendente di incidenza del primo evento di ictus.

Una storia di ictus all’età di 85 anni non era associata a depressione clinica.

In conclusione, la depressione e l’ictus sono entrambi comuni nella popolazione anziana.

L’osservazione che la depressione aumenta il rischio di un primo evento ictale indica che individuare e curare la depressione potrebbe avere implicazioni nella prevenzione dell’ictus.


Fonte: Stroke, 2008


31 marzo 2009




Anoressia e Bulimia: l’adolescente

 

Quando il problema investe un adolescente, è importante che i genitori si sforzino di spostare il focus della loro attenzione dalla nutrizione, che inevitabilmente diventa un tema familiare ossessivo, alla reale sofferenza del figlio o della figlia. Sofferenza che, per un motivo o per l’altro, spesso rimane negata, rimossa e nascosta da un meccanismo di reciproca complicità tra figlio e genitore. L’intervento psicoterapeutico è quindi, prima di tutto, un processo di ricostruzione interiore e non un tampone occasionale di natura cognitiva o intellettuale. Esso deve concentrarsi sul fornire all’individuo gli strumenti per imparare a gestire da sé un controllo ragionevole sulla realtà esterna, che non sia ingenuo ma dall’altra neppure paranoico o compulsivo. La psicoterapia deve inoltre saper fornire le competenze per gestire concretamente e in modo autentico le crisi di vuoto, imparando ad inserirle in oscillazioni umorali del tutto fisiologiche. Ma oltre a sviluppare nuove abilità, questo percorso è infine soprattutto una ricerca di senso, di elaborazione del dolore che non sia esclusivamente legato alla cancellazione del sintomo. Ma che preveda anche l’elaborazione di un significato esistenziale di quell’angoscia e che per questo, sappia fornire reali strumenti per trasformare la propria visione del mondo, consentendo una migliore conoscenza di sé e del proprio universo. 

Da solaris




Per informazioni sul servizio DCA presso Villa dei Fiori, si invita a contattare la dott.ssa Angela De Marco al numero telefonico 338 5391621 oppure all’indirizzo mail: angelamaria.demarco4@tin.it




29 ottobre 2008


La depressione nel 2020 sara’ la seconda causa di malattia invalidante nel mondo.

La patologia “colpisce le donne con frequenza doppia rispetto agli uomini - e’ stato detto all’incontro che terminera’ domani - dalle cifre la patologia in Italia riguarda il 12-13% della popolazione con differenze nell’uomo e nella donna cosi’ come nell’adolescente e nell’anziano”. Diversi i motivi e alcuni ancora in fase di studio: “aspetti biologici, ormonali, genetici, socio-economici e culturali - ha sottolineato Claudio Mencacci, Direttore del Dipartimento di Psichiatrica, Ospedale Fatebenefratellidi Milano

Tra le cause biologiche: le variazioni dei livelli plasmatici degli ormoni (estrogeni e progesterone) in concomitanza con il ciclo mestruale, e in coincidenza con la gravidanza specie nei giorni successivi al parto. Critica anche la fase della menopausa, “con difficolta’ di adattamento al cambiamento”.

Negli adolescenti si puo’ manifestare con comportamenti di tipo oppositivo verso la famiglia o la scuola, incomunicabilita’, uso di droghe e abuso di alcool.

Frequente la depressione senile in chi ha piu’ di 65 anni.

Nonostante i notevoli progressi “la depressione oggi non viene sempre correttamente diagnosticata e, soprattutto, trattata in modo adeguato - e’ stato ricordato - Cefalea, difficolta’ di digestione, mancanza di appetito ed insonnia i sintomi premonitori che richiedono una considerazione clinica attenta e un’appropriata presa in carico anche farmacologica, specie se perdurano nel tempo”. “Bisogna capire i sintomi e valutarli in modo adeguato - ha sottolineato Filippo Bogetto, Professore Ordinario di Psichiatria, Direttore Dipartimento di Neuroscienze, Universita’ degli Studi di Torino - In questo il medico di medicina generale ha un ruolo fondamentale perche’ e’ il primo filtro per valutare la gravita’ dei sintomi e decidere l’opportunita’ o meno di una consulenza psichiatrica. La terapia della depressione prevede l’integrazione di trattamento farmacologico e psicoterapico, preferibilmente ad indirizzo cognitivo-comportamentale.” “Diverse le categorie di farmaci esistenti per la cura della depressione - ha concluso Bogetto - In particolare, i farmaci di nuova generazione consentono di migliorare sia i sintomi emotivi sia quelli somatici della depressione”. (AGI)


27 ottobre 2008


Indagine sui detenuti ricoverati nei 6 Opg in Italia:l’80% ha psicosi gravi

Hanno in media 41 anni, sono quasi tutti uomini (1.195 contro 87 donne) per lo più celibi (900 contro 125 coniugati), hanno un basso livello di istruzione e quasi la metà si è resa colpevole di un omicidio. In media rimangono internati per tre anni e oltre l’80% dei casi sono affetti da psicosi gravi, come la schizofrenia. Ma vi è anche un 20% che è ricoverato per reati minori. Sono i dati contenuti nella ricerca di "Anatomia degli ospedali psichiatrici giudiziari italiani".

La ricerca, prodotta nel 2002 dall’ufficio studi e ricerche del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap), è stata curata e presentata ieri mattina dallo psichiatra Vittorino Andreoli. Alla presentazione del volume è stata dedicata una giornata di studio aperta a psichiatri e giuristi, incentrata anche sulla prospettiva di riforma degli Opg, che prevede il trasferimento delle competenze dalla medicina penitenziaria al servizio sanitario nazionale dopo una fase di sperimentazione in sei regioni.
Al 12 marzo 2001, data di rilevamento, risultavano 1.282 i pazienti ricoverati nei sei Opg italiani (Montelupo Fiorentino, Castiglione delle Stiviere, l’unico che ospita donne, Barcellona Pozzo di Gotto, Napoli, Aversa, Reggio Emilia). Dal 1950 al 2000 le persone assistite negli Opg sono passate da 1.925 a 1.156. Gli Opg – è stato sottolineato nel corso della presentazione del volume, sono gli unici "manicomi" sopravvissuti alla riforma della legge Basaglia (legge 180) che nel 1978 ha chiuso gli ospedali psichiatrici ordinari.

 La ricerca ha analizzato in particolare chi sono le persone ricoverate negli ospedali psichiatrici giudiziari italiani, quale la diagnosi clinica, quale la tipologia della pericolosità sociale, basandosi sul rilevamento capillare "persona per persona della popolazione internata".
Chi sono – L’età media è di 41,5 anni "età superiore – ha sottolineato Andreoli – all’età media della popolazione psichiatrica italiana. Il 30% ha una licenza elementare, il 46,5% ha un diploma di scuola media inferiore. La metà, prima del ricovero era disoccupato o nullafacente. Il maggior numero arriva da regioni come la Lombardia (144), Campania (176), Sicilia (191). La permanenza media negli Opg è di 36,33 mesi.

In generale, 23,2% è risultato ricoverato da meno di 6 mesi e il 57% da meno di due anni, il 6,6% supera i 10 anni di permanenza. "Non è vero – ha quindi sottolineato Andreoli – che gli opg sono una sorta di stazioni cimiteriali".

Reati – Il 75% degli internati si è reso colpevole di reati contro la persona; di questi il 45,7% sono omicidi, seguono le lesioni personali (8,5%), i maltrattamenti, la violenza sessuale, gli atti di libidine per il 9,1%. Il 13,9% è invece rappresentato da reati contro la proprietà. Rapine e furto concorrono per il 12,2%. In generale, sottolinea la ricerca, per l’80% si tratta di reati gravi e per il 20% reati minori "con casi sporadici che sembrano assolutamente sproporzionati con il manicomio giudiziario".
Disturbi psichiatrici – Per l’84% circa si tratta di disturbi schizofrenici (37,3%), disturbi psicotici (23,9%), e disturbi della personalità (14,8%). Poco più del 65% riguarda invece i disturbi dell’umore, quelli dell’ansia e quelli correlati all’alcol. Vi sono però anche 52 casi, sottolinea la ricerca, circa il 4% dell’intera popolazione, senza una diagnosi possibile. Si tratta in altre parole di casi "dubbi" o che non sono classificabili psichiatricamente. (Fonte: Gazzetta del Sud, 5 febbraio 2003)



 

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