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4 maggio 2010


 


Sanità, dalla Regione Lazio 1716 nuovi posti letto di RSA


La giunta regionale ha dato il via libera all'autorizzazione di 1.716 nuovi posti letto Rsa (residenza sanitaria assistita).
Il provvedimento amplia l'offerta assistenziale e punta a una minore ospedalizzazione investendo sulla medicina del territorio e andando incontro ai bisogni delle persone più fragili, in particolare anziani e non autosufficienti. Il potenziamento dei posti letto di Rsa consentirà migliore appropriatezza dell'offerta sanitaria e un consistente risparmio economico: dai 600-1000 euro al giorno per un posto letto per acuti in una clinica privata ai circa 100 euro per una Rsa - con partecipazione del 50% da parte della Regione.
Il metodo adottato è stato la distribuzione territoriale in relazione al fabbisogno ancora da soddisfare: i posti di Rsa sono stati determinati dalla proporzione tra quelli già esistenti e quelli necessari per raggiungere lo standard previsto dai parametri nazionali (2,5% popolazione oltre i 75 anni d'età).
Questi i posti residenza sanitaria assistita attivabili nel 2010 sul territorio del Lazio, divisi per Asl:

  • Asl Rm/A: 120
  • Asl Rm/B: 172
  • Asl Rm/C: 0
  • Asl RM/D: 180
  • Asl RM/E: 118
  • Asl RM/F: 160
  • Asl RM/G: 100
  • Asl RM/H: 160

Totale Roma e Provincia: 1010.

  • Asl Viterbo: 50
  • Asl Rieti: 115
  • Asl Latina: 280
  • Asl Frosinone: 261

Si auspica una pronta attivazione di questi posti letto, considerando i tempi medi di attesa che attualmente si aggirano attorno ai 12 mesi per gli uomini e ben 18 mesi per le donne.


23 dicembre 2009


 

Il servizio sociale di Villa dei Fiori, con questa rubrica, continua a dare informazioni rispetto ai servizi offerti dal servizio pubblico: le principali attività, interventi e prestazioni dei Centri di Salute Mentale che sono sicuramente di supporto alla gestione di una persona con una patologia psichiatrica.

Visita ambulatoriale

Corrisponde alla prima visita (anche come semplice consultazione) o a visite successive, di verifica dell'andamento del programma terapeutico. Durante la visita ambulatoriale si scambiano notizie e pareri con la persona e/o con i suoi familiari, si effettuano verifiche sul trattamento farmacologico, si danno consigli o si interviene in situazioni di crisi. È in questa sede che si preparano certificati medici e relazioni sanitarie specialistiche.

Visita domiciliare

Programmata o svolta d'urgenza, la visita domiciliare consente la conoscenza delle condizioni di vita della persona e della sua famiglia. In certi casi serve a mediare i conflitti nelle relazioni di vicinato, specie nell'intervento in situazioni di crisi. Per le persone che hanno difficoltà a recarsi al servizio, viene utilizzata per somministrare la terapia farmacologica e portare sostegno, o accompagnare a/da casa, in ospedale, negli uffici pubblici, a corsi di formazione e al lavoro.


3 dicembre 2009


 Continuando a dare informazioni rispetto ai servizi offerti dal servizio pubblico, di seguito descriviamo in sintesi, le principali attività, interventi e prestazioni dei Centri di Salute Mentale che sono sicuramente di supporto alla gestione di una persona con una patologia psichiatrica.


Ospitalità Notturna

Per periodi di tempo variabili (da una notte a più settimane, mediamente per 14 giorni) il Centro può offrire ospitalità notturna. In ogni struttura sono disponibili 8 posti letto, utilizzati come uno degli strumenti di risposta alla crisi, per periodi in cui vi è maggiore necessità di protezione da particolari rischi, o per offrire possibilità di distanziamento sia al paziente (trattamento sanitario volontario e/o obbligatorio) che alla sua famiglia. A Trieste anche il ricovero ai fini del Trattamento Sanitario Obbligatorio si realizza di norma nel Centro di Salute Mentale, in alternativa alla degenza ospedaliera presso il Diagnosi e Cura.


Ospitalità Diurna/Day Hospital

L'ospitalità per alcune ore, o per l'intera giornata, viene proposta per offrire una condizione di temporanea protezione o tutela, specie negli stati di crisi o di tensione, per favorire il distanziamento dal proprio gruppo di convivenza e alleggerire il carico della famiglia. L'ospitalità è inoltre indispensabile per seguire terapie farmacologiche e per il sostegno psicoterapeutico, per stimolare la partecipazione ad attività individuali e di gruppo, a programmi di orientamento, a percorsi di informazione e formazione.

Nei prossimi post illustreremo le altre tipologie di offerta


8 maggio 2009



    "Appunti di Servizio Sociale" prende spunto da questo articolo, comparso su La Repubblica Salute,  per affrontare il tema della Rete Sociale. Conoscere meglio i servizi che ne costituiscono i nodi, come funziona. Criticità e punti di forza di un sistema territoriale a servizio delle persone fragili. 

Solitudine dei familiari
(
By AipsiMed - May 8th, 2009)

            Si sentono soli di fronte alla malattia dei propri cari. Denunciano l'assenza di una rete in grado di mettere in relazione servizi sul territorio e continuità terapeutica. "Le segnalazioni nell'area della salute mentale continuano a salire in maniera vertiginosa se si pensa che nel 2008 sono state pari al 2,4 % contro un +0,2 del 2007", spiega Francesca Moccia, coordinatrice nazionale del Tribunale per i diritti del malato. A risentire maggiormente dei disagi è la fascia compresa tra i 23 e i 53 anni, quella che l'associazione definisce "più produttiva della popolazione". Le famiglie denunciano che la situazione in cui versano è insostenibile (24,8%) e questo soprattutto perché manca un collegamento tra assistenza, cure e servizi. Il 23% lamenta difficoltà di accesso alle cure pubbliche. E non manca chi (il 5,3% nel 2008, nel 2007 il 2,5 %) parla del ricorso al Trattamento sanitario obbligatorio. (La Repubblica Salute)


17 aprile 2009


La riabilitazione sociale


L'ippoterapia viene usata spesso con successo in alcuni disturbi mentali.

Cosa è la riabilitazione sociale (o psicosociale)

Il termine riabilitare ha letteralmente il significato di “ri–abilitare” o meglio ancora ”restituire le abilità”. La riabilitazione è un processo di soluzione dei problemi e di educazione sociale e psichiatrica con la finalità di far raggiungere al paziente il miglior livello di vita sul piano fisico, funzionale, sociale ed emozionale.

Gli obiettivi della riabilitazione sono ottimizzare:
  • * la capacità di soluzioni di problemi per il miglioramento e ampliamento della capacità adattiva
  • * la qualità della vita mirando al benessere e alla percezione di benessere bio-psico-sociale.

La riabilitazione, con oppurtune azioni e modalità , si interessa dell’individuo nella sua globalità fisica, mentale, affettiva, comunicativa e relazionale fino a coinvolgere il contesto familiare, sociale, ed ambientale.

Si compone di interventi integrati di: rieducazione, educazione ed assistenza.

Quando dovrebbe iniziare

Secondo il parere di numerosi psichiatri la riabilitazione per i disturbo mentale dovrebbe iniziare contestualmente alle dimissioni ospedaliere e quindi immediatamente. Si tratta qui però di capire se il paziente, pur spinto a partecipare a progetti riabilitativi, è in grado di seguirli e prenderne parte attiva.

Il metodo seguito da questi psichiatri spesso fallisce perchè il paziente non è stato preparato anzitempo a superare le difficoltà e paure insite nel progetto (ad esempio derivanti dall'eseguire un compito o lavoro di una certa responsabilità).

Invece, secondo altri psichiatri la riabilitazione deve iniziare nel momento in cui il paziente è stato preparato a superare le paure e, nell'ambito del Centro o dello studio è stato addestrato all'affrontamento di nuovi lavori.

*Cooperative e staff di operatori offrono servizi con modalità di trattamento molto diverse; è utile pertanto informarsi.

Con quali modalità?

La riabilitazione psicosociale avviene con numerose e differenziate modalità, tra le quali:

  • * ospitalità presso strutture residenziali ed alloggi
  • * progetti per il reinserimento lavorativo presso strutture protette e non
  • * musicoterapia, arteterapia, ippoterapia, attività musicali, teatrali (psicodramma, ecc.), fotografia, uso di particolari attrezzature (computer)
  • * corsi di formazione, computer, cucina, ceramica, ecc.
Riabilitazione sì ma integrata

Molti esperti sostengono che le terapie farmacologiche possono fare molto insieme alla riabilitazione e psicoterapie. La riabilitazione, così come per i farmaci, non può nè deve essere l'unica forma di terapia per i disturbi mentali.

Anche nel caso della riabilitazione si sono verificate esagerazioni ad opera di alcuni operatori che si vantano di curare senza psicofarmaci o psicoterapia, dichiarazioni che devono indurre ad approfondite riflessioni circa la loro veridicità.

Diversi collocati soprattutto nel Nord-est Italia che vantano la chiusura del manicomio e l'adozione di forme avanzate psicoriabilitative hanno invece scaricato il paziente sul territorio senza occuparsene a dovere nè cercare di restituire le abilità perdute. Questi fatti si verificano assurdamente e di norma proprio con i pazienti più gravi che si sottraggono o rifiutano le cure.

Centri, Comuni, cooperative dovrebbero lavorare insieme. Lo fanno?

Nelle migliori realtà i servizi socio-assistenziali dei Comuni ed i Centri di Salute Mentale cooperano attivamente per trovare le soluzioni più idonee per soddisfare i bisogni della persona affetta da disturbo. Ma questo non sempre avviene, a scapito della persona.

 www.sospsiche.it


10 aprile 2009


 





TERREMOTO ABRUZZO/ 7. Lo psichiatra: “per superare il trauma occorre un rapporto umano”

Vincenzo Manna

Da anni il professor Vincenzo Manna, docente di Neuropsicologia alla Sapienza, gestisce il Centro di Salute Mentale di Roma. In quanto esperto di sindrome da stress post traumatico, il sussidiario.net gli ha chiesto quale sia per le vittime del terremoto che abbiano subito traumi psicologici la migliore strada da intraprendere, ovviamente nei limiti del possibile, per una giusta riabilitazione.

Professor Manna, che cosa può scatenarsi nella testa di persone che abbiano vissuto ore così traumatiche come quelle del terremoto in Abruzzo?

Qualunque esposizione a un evento stressante, laddove soprattutto c’è il pericolo per la propria incolumità o addirittura per la propria vita o quella dei propri cari, mette in moto dei meccanismi di risposta e di reazione all’evento che coinvolgono fortemente le aree del cervello sottocorticali. Si tratta di zone che interessano le reazioni emotive, emozionali e, in qualche modo, questo tipo di dinamica produce anche uno stile di interpretazione cognitiva degli eventi particolari.

Cosa intende precisamente con quest’ultima affermazione?

Semplicemente che viene più o meno rivissuto l’evento stressante, in maniera non voluta, ogniqualvolta qualche stimolo proveniente dalla realtà, per quanto minimo, possa rievocarne sul piano amnesico le circostanze che l’hanno generato. Una situazione che è fortemente involontaria e che spesso è correlata a tutta una serie di sintomi che sono di natura neurovegetativa: la tachicardia, la palpitazione, l’ansia e via dicendo. Questo tipo di reazione viene innescata da stimoli che in qualche modo, magari senza apparenti connessioni, rievocano qualunque simbolo che il paziente ha associato all’evento traumatico.

Quanto possono durare questi sintomi? Si parla di giorni, di anni o di un effetto cronico?

Normalmente questo tipo di reazione è del tutto fisiologica. Non dimentichiamoci che di per sé la paura ci permette la fuga o l’adattamento veloce alle circostanze. È un meccanismo neurobiologico che è stato sviluppato per la sopravvivenza degli individui. Ma tale meccanismo può “incepparsi”, e per lo più avviene in chi è predisposto ai disturbi da stress post traumatico. Nei soggetti colpiti da stimoli anche “neutri” di per sé possono derivare molteplici fattori d’ansia. Questa situazione patologica può persistere a volte anche per anni e talvolta divenire persino invalidante. Naturalmente ciò non è legato solo all’intensità dello stress, è anche, come ho spiegato, un problema di soggettività.

Qual è la miglior cosa da fare se si viene traumatizzati da una catastrofe come quella avvenuta in Abruzzo?

La terapia naturalmente non può che essere appannaggio di psichiatri specialisti. Ma un’utilissima prima risposta in quei è invece la rassicurazione e il sostegno da parte di qualsiasi figura umana. Se pensiamo a popolazioni che hanno subito lutti e perdite, e con questo termine intendo anche la perdita del proprio immediato avvenire, si può ben capire che nei momenti immediatamente successivi a un simile choc ci si trova di fronte a persone non tanto depresse quanto, comprensibilmente, disperate. Per la disperazione non c’è terapia che tenga, occorre aspettare che passi. Superata questa fase difficilissima ci saranno ovviamente pazienti più sensibili, in cui questo evento traumatico lascerà una traccia più grave e profonda, e soggetti che riusciranno in maniera un po’ più equilibrata a riadattarsi. Sicuramente un efficace aiuto è vissuto non solo sul piano emotivo ma anche su quello cognitivo. Capire che la realtà ha un senso, e impostare i propri pensieri su questa certezza, ci aiuta a sopravvivere.

Esistono centri medici psichiatrici specializzati per intervenire in questi casi?

L’ideale è sempre rivolgersi alle strutture psichiatriche ospedaliere, magari universitarie, dove pressoché in ciascuna, esistono team che trattano con maggiore specificità i disturbi post traumatici

Il fatto che la popolazione abruzzese sia stata vittima non solo di una scossa tellurica, ma anche di molte altre ripetizioni può considerarsi un’aggravante dello stato mentale?

Direi non particolarmente. Anzi, paradossalmente la ripetizione dell’evento stressante può persino essere vantaggiosa. Dopo l’allarme e la paura iniziali, dovuti al primo incontro con l’oggetto dello stress, avere altri stimoli della stessa natura può dare in molti casi la sensazione di superarli, di riuscire a proteggersi e a gestire la situazione. In questo caso dunque direi che gli unici seri danni che può dare una ripetizione dell’evento sono materiali, ossia per le persone fisiche e per gli edifici.

Si è parlato molto in queste ore anche dell’iniziativa dei clown per i bambini colpiti dal terremoto. Quanto può essere grave e traumatico, per la coscienza di un bambino, un evento simile?

Per rispondere a questa domanda bisogna chiarire innanzitutto una cosa, ossia che generalizzare è sempre un errore e in questi casi lo è ancor di più. In primo luogo perché col termine “bambini” si considerano solitamente fasi della crescita diversissime, e, in secondo luogo, perché (questo riguarda tutti i casi) di volta in volta il tipo di trauma può differire. Un conto, ad esempio, e veder crollare la propria casa, un altro quella del vicino. Ciò detto un evento stressante può creare problemi nella più tenera età e pensare che venga rimosso e non generi più effetti è un grave errore perché, per quanto nei primi anni di vita si possa non avere consapevolezza del proprio vissuto, questo resta comunque iscritto nella nostra “black box” cerebrale. Il trauma lascia sempre una traccia di sé e la lascia anche nel nostro vissuto quotidiano, non soltanto nella nostra memoria storica. Per questo motivo trovo personalmente che sia stata una grande iniziativa quella di inviare i clown ai bambini, non tanto perché possano dimenticare, quanto perché imparino l’importanza e la capacità consolatoria, in ogni circostanza, di un rapporto umano.




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2 aprile 2009


 


Roma. Oltre il 50% dei pazienti psichiatrici è ricoverato lontano da casa

Roma, 11 apr. (Adnkronos Salute) - Nella Capitale il 50% dei pazienti psichiatrici viene ricoverato lontano dalla propria zona di residenza. Con possibili effetti negativi sulla efficacia delle cure e sugli equilibri familiari. E' quanto è emerso in apertura del convegno 'Salute mentale, tra libertà e necessità delle cure', in corso all'università Cattolica di Roma fino a domani.

L'incontro, rivolto agli operatori della salute mentale e ai rappresentanti di istituzioni e associazioni di utenti e familiari, è promosso dalla Società italiana di psichiatria (Sip) del Lazio, in collaborazione con il coordinamento dei servizi psichiatrici di diagnosi e cura regionali. E con la Scuola di specializzazione in Psichiatria e l'Istituto di psichiatria e psicologia dell'università Cattolica di Roma. Da recenti indagini epidemiologiche dell'Agenzia di sanità pubblica del Lazio (Asp), risulta che a Roma "ben il 52% dei pazienti in situazione di acuzie e crisi psichiatrica viene ricoverato in servizi psichiatrici fuori della propria zona di competenza, e lontani dal luogo di residenza".

La prossimità del luogo di cura alla residenza del paziente psichiatrico, sostiene Luigi Janiri, professore associato di psichiatria alla Cattolica di Roma e presidente Sip Lazio, "è di assoluta importanza perchè consente il rapporto con i familiari e con l'équipe curante, indispensabile per ricostruire il senso degli eventi che hanno dato fuoco alla crisi". La lontananza fisica dei luoghi di cura rende peraltro necessario, in molti casi, il ricorso a trattamenti sanitari obbligatori (Tso) e, talvolta, alla stessa contenzione fisica per vincere l'opposizione del paziente al ricovero.

"Il numero dei Tso a Roma e nel Lazio raggiunge valori medi intorno al 20% dei ricoveri effettuati nei servizi psichiatrici di diagnosi e cura della Regione Lazio - aggiunge Piero Sangiorgio, tra i coordinatori scientifici del convegno - proprio per la difficoltà a mettere in atto trattamenti psichiatrici condivisi con i pazienti e cure psichiatriche nel territorio, che vadano incontro al paziente piuttosto che obbligarlo al trattamento in un luogo ostile". Qualcosa di simile accade anche per le contenzioni fisiche dei pazienti in acuzie. Come evidenziato da un'indagine del coordinamento dei Servizi psichiatrici di diagnosi e cura del Lazio, "si tratta di una questione assai problematica sia per i fattori che la determinano (cultura e prassi dei servizi, insufficienza e inadeguatezza delle risorse umane e professionali) sia per le conseguenze traumatiche che ne derivano ai pazienti e agli operatori", spiegano gli psichiatri.



By AipsiMed - April 11th, 2008




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19 marzo 2009


 

Promuovere la salute mentale degli europei

Il Parlamento chiede l'adozione di una legislazione che sancisca i principi e gli obiettivi fondamentali della politica in materia di salute mentale e benessere della popolazione. Invitando a ricorrere ai fondi europei, sollecita campagne d'informazione per promuovere la salute mentale e a destigmatizzarne i disturbi. Occorre poi adottare programmi di prevenzione dei suicidi e attribuire particolare attenzione ai giovani, agli anziani e alle condizioni lavorative.

In Europa una persona su quattro soffre di problemi di salute mentale almeno una volta nella vita, mentre molte di più ne subiscono gli effetti indiretti. Il costo finanziario della cattiva salute mentale è stimato per la società tra il 3% e il 4% del PIL degli Stati membri, ossia un totale UE di 436 miliardi di euro la cui maggior parte è legata in primo luogo all'assenza sistematica dal lavoro, all'incapacità di lavorare e al pensionamento anticipato. Approvando la relazione di Evangelia TZAMBAZI (PSE, EL), il Parlamento accoglie quindi positivamente il Patto europeo per la salute mentale e il benessere, e il loro riconoscimento «quale priorità d'azione fondamentale».

Più in particolare, sostiene «con vigore» l'invito alla cooperazione
e alla promozione dell'azione tra le istituzioni dell'UE, gli Stati membri, le autorità regionali e locali e le parti sociali nei cinque ambiti prioritari: la promozione della salute mentale e del benessere della popolazione, la lotta contro la stigmatizzazione e l'esclusione sociale, il rafforzamento delle azioni preventive, il sostegno e il trattamento adeguato alle persone affette da problemi mentali, alle loro famiglie e alle persone che se ne prendono cura.

Nel lamentarsi della mancata adozione di una direttiva a livello europeo come richiesto da una risoluzione del Parlamento europeo, i deputati chiedono l'adozione immediata della nuova direttiva contro la discriminazione
fuori dall'ambito lavorativo al fine di proteggere efficacemente le persone con problemi di salute mentale e invitano la Commissione a mantenere la proposta di una strategia europea sulla salute mentale e il benessere quale obiettivo a lungo termine. Chiedono inoltre agli Stati membri di elaborare una legislazione aggiornata
in materia «che codifichi e sancisca i principi, i valori e gli obiettivi fondamentali della politica in materia di salute mentale». Sollecitano poi l'adozione di linee guida comuni europee che definiscano la disabilità conformemente alle disposizioni della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone disabili.

Il Parlamento chiede all'UE di utilizzare i finanziamenti disponibili
a titolo del Settimo programma quadro «per effettuare un maggior numero di ricerche nel settore» e agli Stati membri di esaminare i finanziamenti previsti per le iniziative in materia a titolo del Fondo sociale europeo e del Fondo europeo di sviluppo regionale. Incoraggia inoltre la creazione di una piattaforma consultiva dell'UE sulla salute mentale e il benessere in vista dell'applicazione del Patto europeo. Invita poi gli Stati membri a incoraggiare il rafforzamento del ruolo delle organizzazioni che rappresentano le persone con problemi di salute mentale e coloro che le assistono.

Il Parlamento sollecita a organizzare campagne d'informazione
pubblica e di sensibilizzazione al fine di promuovere la salute mentale, aumentare le conoscenze in merito ai sintomi più comuni di depressione e di tendenze suicide, destigmatizzare i disturbi mentali e promuovere la ricerca della migliore e più efficace assistenza, nonché l'integrazione attiva delle persone con problemi di salute mentale. In tale contesto chiede anche di sviluppare orientamenti europei «per una copertura responsabile della salute mentale da parte dei media». Ritiene inoltre necessario promuovere e sostenere le attività di riabilitazione realizzate attraverso piccole strutture residenziali che ripropongano la dimensione e il modello familiare. Anche perché «destigmatizzare la malattia mentale significa abbandonare l'uso di pratiche invasive e inumane come anche le pratiche basate sull'approccio detentivo».

Il suicidio, notano i deputati, «resta una causa significativa di morte prematura in Europa», con più di 50.000 decessi l'anno nell'UE. In nove casi su dieci, inoltre, è preceduto dalla comparsa di disturbi mentali, spesso la depressione. Il Parlamento invita quindi gli Stati membri a porre in atto programmi transettoriali per la prevenzione del suicidio
, segnatamente fra i giovani e gli adolescenti, «che promuovano uno stile di vita sano, riducano fattori di rischio quali un accesso facile ai farmaci, alle droghe e alle sostanze chimiche pericolose, e l'abuso di alcol». Dovrebbero inoltre istituire reti regionali d'informazione «al fine di ridurre il fenomeno della depressione e dei comportamenti suicidi» e attuare corsi di formazione specifica per i medici di base e per gli operatori dei servizi psichiatrici in tema di prevenzione e trattamento dei disturbi depressivi, per il riconoscimento del rischio di suicidio e la modalità di gestirlo.

Il Parlamento invita gli Stati membri a organizzare programmi di sostegno per i genitori, in particolare per le famiglie svantaggiate, e a promuovere l'assegnazione di posti di consulenti in ogni scuola secondaria per dare risposta alle esigenze socioemotive dei giovani
, «con un'attenzione particolare per i programmi di prevenzione, come il rafforzamento dell'autostima e la gestione delle crisi». Sottolinea poi la necessità di una pianificazione del sistema sanitario «che soddisfi la necessità di servizi di salute mentale specialistici per bambini e adolescenti». Invita anche gli Stati membri e l'Unione europea a cooperare per sensibilizzare maggiormente riguardo al deterioramento della situazione della salute mentale dei bambini con genitori emigrati e ad «introdurre programmi scolastici volti ad aiutare questi giovani ad affrontare i problemi psicologici legati all'assenza dei loro genitori».

Gli Stati membri sono poi invitati a adottare misure adeguate «per migliorare e mantenere un'elevata qualità di vita per le persone anziane
, a promuovere una vecchiaia sana e attiva attraverso la partecipazione alla vita della comunità, compresa la messa a punto di schemi pensionistici flessibili». I deputati sottolineano inoltre la necessità di promuovere ricerche in materia di prevenzione e cura delle malattie neurodegenerative e di altre malattie mentali legate all'età e di formare i professionisti della sanità, al fine di aumentare le conoscenze sulle esigenze degli anziani con problemi di salute mentale. Sollecitano anche misure a sostegno di chi prodiga cure e lo sviluppo di orientamenti per le cure di lunga durata, «al fine di contribuire alla prevenzione del maltrattamento degli anziani e a consentire loro di vivere con dignità in un ambiente adeguato».

Il Parlamento invita gli Stati membri a promuovere lo studio delle condizioni lavorative
«che possono favorire l'insorgere di disturbi psichici, segnatamente fra le donne», nonché a sostenere e ad attuare corsi specifici di formazione professionale per le persone con problemi di salute mentale «al fine di agevolarne l'integrazione nel mercato del lavoro». Chiede inoltre alla Commissione di prevedere per le imprese e gli enti pubblici l'obbligo di pubblicare annualmente una relazione sulla loro politica e attività a favore della salute mentale dei loro dipendenti. Invita infine i datori di lavoro a adottare programmi di promozione della salute emotiva e mentale dei loro lavoratori, «a fornire opzioni di sostegno improntate sulla riservatezza e la non stigmatizzazione, e ad introdurre politiche di lotta al bullismo».


Evangelia TZAMBAZI (PSE, EL)

Relazione sulla salute mentale




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12 marzo 2009


 

Di seguito pubblichiamo una delle richieste di aiuto più frequenti che riceviamo ai nostri telefoni. In questo post riportiamo un caso reale tratto da AIPSIMED in cui un collega specialista spiega come procedere senza incappare in errori, anche di natura legale.

“Cosa fare se una persona malata di mente non vuole farsi curare?”

In casa ho una persona malata di mente che inventa continuamente calunnie e false verità anche molto pesanti. Urla sempre e sta rovinando la vita a sé stesso e alle persone che vivono con lui con atti e gesti osceni e volgari. Cosa possiamo fare? Siamo disperati. Ringrazio anticipatamente e spero in una vostra risposta.

Il primo passaggio è . . .

Il primo passaggio è rivolgersi al medico curante chiedendo di fare una valutazione domiciliare; il medico curante poi si attiverà per il tuo servizio territoriale [ CSM o DSM – Cento di Salute Mentale o Dipartimento]. Se il paziente non è consapevole della malattia risulta difficile accompagnarlo in ambulatorio per i suoi familiari, quindi deve essere richiesto al domicilio del paziente un accertamento sanitario obbligatorio per permettere al personale del servizio territoriale psichiatrico di venire a casa accompagnati dai vigili urbani.
Io ti spiego come dovrebbe andare e come è l'approccio a questo tipo di problema dal punto di vista legale; qualcuno ti può dire aspettate e vedete se migliora. Per quanto mi riguarda questo tipo di disturbo non recede senza terapia farmacologica, e l'unico modo per somministrarla è avere l'appoggio e il supporto dell'autorità, perchè per legge gli operatori non possono curare una persona che si rifiuta. Lo possono fare nel corso dei due procedimenti a)l'accertamento sanitario obbligatorio  b)il trattamento sanitario obbligatorio.

Fonte: By AipsiMed di tinalepri




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23 febbraio 2009





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